Miscellanea

Geralt di Rivia: l’importanza della scelta

Geralt di Rivia: l’importanza della scelta

“Se sono chiamato a scegliere tra un male e un altro, preferisco non scegliere”

  • Geralt di Rivia, “L’ultimo desiderio” – Andrzej Sapkowski

Per i non appassionati del genere fantasy, Geralt di Rivia è il personaggio principale della saga video ludica di The Witcher (con il terzo e ultimo capitolo pubblicato da CD Project nel 2013), che trae ispirazione (senza trasporre alcun contenuto di quelli narrati) dalla saga letteraria; creata dallo scrittore polacco Andrzej Sapkowski. The Witcher 3: Wild Hunt ha ricevuto oltre 800 premi ed è diventato il videogioco più premiato nella storia dei GOTY Awards.

Il videogioco si inserisce nel contesto degli Action Role Play Games, cioè giochi di ruolo ibridati con elementi d’azione, un genere che negli ultimi anni cattura sempre più appassionati ed è passato da un ambiente prevalentemente di nicchia a un contesto molto più popolare, grazie al successo riscosso da saghe quali The Elder Scrolls, Dark Souls, Fallout, Dragon Age e lo stesso The Witcher.

Tuttavia, la saga di cui fa parte lo strigo presenta un importante elemento di differenza rispetto a molti altri giochi con cui condivide la maggior parte delle meccaniche: la figura che il giocatore userà per muoversi nel mondo di gioco non è selezionabile, ma unica ed è appunto il Lupo Bianco, Geralt. Non è, ovviamente, l’unico rpg con queste caratteristiche (si pensi ai vari Final Fantasy), ma è comunque un elemento insolito per un gioco del suo genere; non solo Geralt di Rivia è un personaggio già caratterizzato, ma è caratterizzato molto bene: CD Project è stata abile nel ricreare la sua personalità così com’è descritta da Sapkowski, con i suoi pregi e difetti, i suoi punti di forza e di debolezza.

Nei libri, l’atteggiamento di Geralt nei confronti del mondo che lo circonda è sintetizzata da una sua stessa citazione: “È incredibile fino a che punto siano tutti turbati dalla mia neutralità”. Geralt è un personaggio neutro nei confronti del contesto socio-politico in cui si muove, ma questo non vuol dire sia un ignavo o che non abbia una sua morale: proprio nell’episodio da cui è tratta la citazione d’apertura, alla fine sceglie machiavellicamente di uccidere un gruppo di banditi che volevano massacrare un villaggio: sceglie di sacrificare delle vite piuttosto che altre, scegliendo ciò che si può definire “il male minore”.

Nei videogiochi, CD Project riporta perfettamente la morale dello strigo inserendo bivi nella trama in cui il giocatore può scegliere cosa fare, coerentemente è inclusa anche la scelta di non scegliere e lasciare che il destino faccia il suo corso, anche se significa permettere che una banda di assassini massacri un villaggio.

Un altro punto di contatto, forse ancora più importante, tra i videogiochi e i libri è la presenza di una relazione il più delle volte controintuitiva che trasforma le scelte eticamente giuste prese da Geralt in conclusioni orribili (si veda la tragica quest del Barone Sanguinario), senza per altro ottenere mai gratitudine né riconoscenza dalle persone che ha salvato. Seppur questo atteggiamento abbia fatto le fortune di molte trame comiche, la sincerità e la consapevolezza con cui il Lupo Bianco agisce rendono le sue vicende, altrimenti divertenti, profonde e toccanti come accadessero a noi.

Geralt è perennemente combattuto tra il suo carattere profondamente cinico e indipendente e la sua tentazione a fare quella che crede sia la cosa giusta e l’epilogo, spesso sanguinario e sempre irriconoscente, di queste scelte non fa che aumentare il suo senso di estraneità rispetto all’umanità che lo circonda: Geralt non è solo geneticamente diverso, ma lui si sente anche moralmente diverso dagli uomini che protegge, arrivando a considerarli al pari delle bestie che caccia, come nel famoso trailer di lancio in cui assiste a un’aggressione con indifferenza e, dopo alcuni secondi di incertezza torna indietro per fermarla, rispondendo a una richiesta di spiegazioni dei malcapitati con un secco “killing beasts”.

Questo suo disprezzo di fondo della razza umana, la sua filosofia del laissez-faire, seppur un costante atteggiamento buono e disilluso, il dolore e l’empatia che prova per le persone che ama (e solo per loro) sono caratteristiche che accomunano Geralt di Rivia ad alcuni dei personaggi del mondo “nerd” più amati da bambini e adulti di tutte le età come Vegeta, Bruce Wayne e Dylan Dog.

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